Come Riparare un Pallone di Cuoio Bucato

Il pallone è sempre stato l’oggetto di desiderio dei piccoli e dei grandi. Basta regalare un pallone a un bambino per farlo felice. I palloni in commercio sono di svariati tipi: plastica, tela, cuoio. Quelli in cuoio, nello specifico sono professionali, ma i bambini riescono comunque a distruggerli bucando la camera d’aria interna. Ecco come intervenire.

Quando vi accorgete che il pallone di cuoio rimane sgonfio nonostante voi proviate a gonfiarlo, evidentemente la camera d’aria interna al pallone si è bucata o comunque perde aria. Quindi la prima cosa da fare è quella di procurarsi un paio di forbici robuste. Adesso dovete posizionarvi nella toppa del pallone in cui è presente la presa di gonfiaggio.

A questo punto, prendete un coltello e tagliate i bordi della toppa in cui è presente la cucitura di corda. Aiutatevi con le forbici per riuscire a ritagliare la toppa lasciando un lato attaccato al pallone. Fate attenzione a non rovinare le altre toppe cucite del pallone stesso. Vi accorgerete che la camera d’aria è unita alla vostra toppa tramite la presa di gonfiaggio.

Tagliate quindi la camera d’aria nel punto in cui è unita alla toppa del pallone e uscite completamente l’intera camera d’aria dal pallone. A questo punto, potete decidere di acquistare una nuova camera d’aria come quella precedentemente presente, oppure, prendete un pallone super leggero (super tele), e sgonfiatelo completamente.

Cospargete di borotalco il pallone appena sgonfiato e infilatelo dalla toppa tolta, dentro il pallone di cuoio facendo attenzione a lasciare il beccuccio per il gonfiaggio nella parte della toppa precedentemente tagliata. Dopo aver sistemato per bene la camera d’aria, gonfiate lentamente la stessa e cucine completamente la toppa di cuoio facendo attenzione a non bucare la camera d’aria sottostante.

Come Funziona la Camera Stereometrica

La camera stereometrica è composta da due camere metriche, macchine in grado di rilevare informazioni metriche, poste sulle estremità di una barra di metallo. Tale camera è anche detta bicamera. Le due camere sono poste in parallelo e perpendicolari alla “base”, termine per indicare la distanza tra i due dispositivi.

Le camere stereometriche cambiano funzione a seconda della lunghezza della base. Sono spesso usate per lo studio delle dinamiche di incidenti stradali oppure per i rilievi architettonici, le camere con base 1,20 m. Grazie alle camere stereometriche con una base lunga 40 cm è possibile il rilevo di soggetti molto piccoli.

La regola generale è che il rapporto tra la lunghezza della base e la distanza del soggetto sia compreso tra 1/5 e 1/20; rispolverando qualche nozione di calcolo algebrico possiamo affermare che una camera da 1,20 m può riprendere soggetti a partire dai 6 m fino ad arrivare ai 24, mentre una camera da 40 cm può rilevare un soggetto compreso tra i 2 e 8 m.

Con il termine formato immagine vengono indicate le dimensioni che avrà l’immagine all’interno della lastra o pellicola. Il formato immagine deve essere necessariamente più piccolo del formato della lastra così, ad esempio, la camera Zeiss SMK 120, con formato lastra 9×12 cm, ha un formato immagine di 8×8 cm

Con il termine focale è invece indicata la distanza che intercorre tra il centro di proiezione e la lastra o qualsiasi altro supporto sensibile usato.

L’angolo di ripresa indica l’angolo entro il quale una camera riesce a catturare un soggetto: in particolare, nelle camere stereometriche, viene fatta differenza tra angolo di ripresa orizzontale e angolo di ripresa verticale. Nel caso la base sia decentrata in verticale, si parlerà di angolo di ripresa verso l’alto o angolo di ripresa verso il basso. In qualsiasi caso, quando si lavora con una camera stereometrica l’angolo di ripresa equivale alla somma dei due angoli di ripresa, uno per camera.

Come Riconoscere i Cipridi

Questa famiglia comprende più di mille specie di esemplari. Non ha una collocazione geografica ben precisa e i suoi esponenti sono diffusi in tutto il mondo. Infatti, i ciprinidi sono in grado di vivere e proliferare in quasi tutti gli ambienti acquatici, cosa che li rende molto adattabili alle diverse condizioni che vengono riprodotte in acquario.

La loro forma varia molto in base all’ambinete di provenienza: possono avere una forma snella o abbastanza tozza. In generale hanno una forma simmetrica tradizionale, mentre la loro particolarità risiede nel fatto che posseggono sette pinne: due paia e tre singole. Sono anche dotati di una sorta di dentatura collocata nella faringe che riesce a tritare il cibo prima che arrivi all’intestino. Gli esponenti di questa famiglia sono diffusissimi in acquariofilia, e sempre disponibili nei negozi specializzati: l’esempio classico è rappresentato dal pesce domestico per eccellenza, ovvero il pesce rosso che viene allevato tranquillamente in acqua fredda.

Gli esemplari tropicali invece sono rappresentati da Barbi che occupano la zona di semifondo dell’acquario, i Dani, che essendo molto vivaci preferiscono le acque superficiali, e infine le Rasbore che occupano quasi tutte le zone della vasca e amano muoversi in branchi numerosi.
Dal punto di vista riproduttivo, non è sempre semplice osservare il ciclo completo in acquario: comunque, tutti i Ciprinidi disperdono le uova e non praticano le cure parentali.

Come Riparare Pavimento in Cemento

In un pavimento di cemento le crepe sono in genere superficiali. Se disponete di sabbia e cemento utilizzati precedentemente ma ancora in buone condizioni, potete usarli per ottenere una miscela di malta. Se non ne avete, comprate un sacco di malta miscelata a secco, da mescolare con acqua.

Occorrente
Attrezzatura necessaria
Spazzola e paletta per la spazzatura
Guanti da lavoro
Occhiali di protezione
Mazzetta
Scalpello a freddo
Pennellino
Secchio
Cazzuola
Listello di legno (se necessario)
Materiali
PVA
Cemento e sabbia o malta miscelata a secco

Per ispezionare il danno, eliminate lo sporco e i detriti con una spazzola. Indossando guanti, da lavoro e occhiali di protezione, usate mazzetta e scalpello a freddo per aprire la crepa formando una V rovesciata (con la punta della V sulla superficie superiore della crepa). In questo modo la malta farà presa sul cemento con maggior facilità.

Con un vecchio pennello, applicate sulla crepa uno strato di PVA, che favorirà l’adesione della malta alla superficie. Seguite le istruzioni della casa produttrice per diluire l’adesivo. Con una cazzuola mescolate una parte di cemento con tre parti di sabbia miscelata con PVA diluito (anche in questo caso, seguite le istruzioni della casa produttrice).

La miscela deve essere cremosa e densa: è meglio farla più solida che liquida. Con una cazzuola premete la malta nella crepa. Livellate con la punta della cazzuola. Lasciate asciugare tutta la notte e poi spazzolate per togliere le impurità. Se la crepa è ampia, invece di usare la cazzuola per livellare la superficie servitevi di un listello di legno, muovendolo verso di voi.

Come Risparmiare sul Riscaldamento

La spesa per il riscaldamento invernale della casa ha di sicuro un’incidenza piuttosto importante sul bilancio familiare. A parità di comodità, la sua entità può essere notevolmente contenuta adottando alcune piccole accortezze suggerite in questa guida, tutte a costo zero.

Imposta la temperatura desiderata su un valore ragionevole, ossia tale da garantirti allo stesso tempo un buon livello di confort e una spesa sostenibile (normalmente, una temperatura di 19 gradi è sufficiente allo scopo). Tieni conto che ogni grado di temperatura in più ottenuto aumenta i consumi tra il 6 e il 10 per cento.

Non coprire i caloriferi con tende, rivestimenti o mobili, tutti elementi che riducono la propagazione all’intera stanza del calore emanato e finiscono per assorbirne una gran parte a scapito del riscaldamento del resto dell’ambiente. In particolare nel caso di impianti autonomi questo comportamento incide un bel pò sui consumi.

Abbassa le tapparelle della tua casa non appena fa buio, in modo da creare una schermatura aggiuntiva rispetto al vetro che aiuta a ridurre la dispersione del calore interno verso l’esterno (del resto, tenerle ancora alzate quando fuori è ormai buio, non aumenterebbe il tuo confort con l’illuminazione naturale degli ambienti).

Non aprire le finestre quando l’impianto di riscaldamento è in funzione. La naturale circolazione dell’aria farebbe uscire all’esterno quella calda e la sostituirebbe all’interno con quella esterna più fredda, vanificando in gran parte l’azione dell’impianto di riscaldamento, che finirebbe col consumare di più.

Area la tua casa nelle ore più calde della giornata limitando il tempo di apertura delle finestre a quello strettamente necessario a ottenere un ricambio d’aria sufficiente a garantirti condizioni d’igiene e di benessere. Prolungare l’areazione comporterebbe un eccessivo raffreddamento delle stanze con conseguente maggiore necessità di riscaldamento successivo.

Nei primi giorni di funzionamento stagionale dell’impianto, fai sfiatare i caloriferi attraverso l’apposita valvola di cui sono dotati, in modo da far uscire tutta l’aria presente all’interno, la quale ostacola la circolazione dell’acqua calda, lasciandoli parzialmente freddi. Ripeti questa operazione 2-3 volte nel corso della prima settimana di funzionamento e anche successivamente, qualora ti accorgessi che qualche calorifero è solo tiepido o in parte freddo.

Quando prevedi di assentarti da casa per un pò di tempo, stacca l’impianto per evitare di riscaldare a vuoto gli ambienti. Tuttavia, se l’assenza fosse piuttosto breve, tieni presente che potrebbe essere meno dispendioso impostare l’impianto in modo da mantenere la temperatura a livelli non troppo bassi (14-15 gradi), piuttosto che farla scendere di molto (può arrivare anche a meno di 10 gradi) per poi riportarla a valori normali dopo pochi giorni.